giovedì 12 gennaio 2012
NICK O' MERICANO
martedì 6 dicembre 2011
IL GOVERNO TECNICO
Il 12 novembre 2011 rimarrà indelebile nella memoria di tutti noi come il giorno in cui Berlusconi ha liberato il Paese dalla sua ingombrante presenza. Dopo 17 anni di pornografia sociale, di volgarità e di leggi vergogna, gli italiani hanno tirato un sospiro di sollievo e sono scesi in piazza a festeggiare. Le immagini che ci arrivavano da Roma la sera delle sue dimissioni, fotografavano con estrema precisione il comune sentimento del popolo italiano: un popolo che finalmente ritrova se stesso in una festa che sa di liberazione. Berlusconi e i suoi lacchè hanno portato il Paese a una deriva non solo economica, ma principalmente socio-culturale. Ed è proprio su quest'ultimo punto che Sinistra Ecologia e Libertà combatterà la sua battaglia più grande: sconfiggere il berlusconismo. E' necessario creare una società che veda come prioritaria la dignità dell'individuo e del suo lavoro, attuando riforme che consentano il raggiungimento dell'equità fra le diverse parti sociali: questo è il principio con cui il nostro partito si rapporterà all'attuale governo tecnico.
Il governo Monti, che nasce come risposta tecnica a una crisi europea e globale, presenta una grave assenza sull'unico tema che è globale per definizione ed in modo imprescindibile, ovvero l'ambiente. La parola d'ordine delle manovre del nuovo governo è "crescita" ed è dall'interpretazione di questa singola parola che può nascere il grande equivoco che riguada il nostro futuro. Cos'è infatti più importante: l'aumento di produzioni di beni sfruttando risorse non rinnovabili, l'aumento di emissioni inquinanti, oppure la crescita della nostra consapevolezza nell'utilizzo sostenibile del pianeta? Sembrerebbe che l'urgenza di risolvere la crisi sia un argomento in grado di surclassare qualsiasi piano di sviluppo razionale basato sul buon senso. Tale urgenza ci dovrebbe, invece, far riconsiderare l'uso delle parole "crescita" ed "equità", sostituendole con "decrescita sostenibile" e "giustizia sociale".
In quest'ottica riteniamo opportuna l'introduzione di una patrimoniale pesante sugli alti reditti e i grandi beni immobiliari, ripristinando quel senso di giustizia e solidarietà sociale da tempo assopito. L'altra faccia della medaglia di questa manovra, sarebbe un effetto positivo sulla lotta all'evasione fiscale, che permetterebbe di non far pagare la crisi ai soliti noti.
Dopo anni di finta equità si rende necessaria una presa di posizione che sia più autenticamente giusta piuttosto che ipocritamente equa. Difatti di ingiustizie se ne sono viste molte nell'ultimo periodo, la più clamorosa è rappresentata dalla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e delle politiche nella ex Bertone di Grugliasco, rientrate parzialmente grazie al doveroso intervento governativo di Passera. La sua telefonata risolutiva è sembrata quasi un miraggio in un paese ormai avvezzo alla totale assenza ed incompetenza dell'ex ministro Sacconi, la cui unica finalità era quella di operare in odio ai sindacati Cgil e Fiom.
Non possiamo ignorare il fatto che questa risposta "tecnica" è a breve scadenza e che ad essa farà seguito una nuova coalizione politica. La nostra ferma convinzione è che questa alleanza politica debba essere selezionata con un sistema elettorale diverso da quello attuale e auspichiamo, quindi, una riforma che restituisca voce al popolo attraverso la scelta diretta dei propri rappresentanti.
Tanti tecnici auguri di buon lavoro al governo Monti!
Gruppo consiliare Sinistra per Collegno
Mauro Grosso Ciponte
Tiziana Sciarrino
Circolo Sinistra Ecologia Libertà – Collegno
Via Bendini 11, sel.collegno@live.it
selcollegno.blogspot.com, 3423783595
martedì 15 novembre 2011
CONGRESSO STRAORDINARIO 12-13 NOVEMBRE
- 55% per il documento 3 "Tutti in campo per SEL"
- 23% per il documento 1 "AdessoSEL"
- 22% per il documento 2 "La crisi e la speranza"
mercoledì 9 novembre 2011
SI PRECIPITA
mercoledì 26 ottobre 2011
CONVOCAZIONE ASSEMBLEA CONGRESSUALE SEL COLLEGNO
lunedì 17 ottobre 2011
CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA
martedì 11 ottobre 2011
CI RIPROVANO
venerdì 23 settembre 2011
SULL'ORLO DEL BARATRO
Oggi i cittadini che hanno investito i loro risparmi acquistando parte dell'enorme debito italiano tramite i titoli di stato si stanno facendo delle domande molto serie riguardo la possibilità di una sua possibile insolvenza, cosa che fino a qualche mese fa era considerata nemmeno immaginabile.
Sempre questi cittadini, oggi piu informati di ieri "grazie" ai tragici eventi della crisi del 2008 che hanno fatto scattare parecchi campanelli di allarme, possono sapere quanto devono preoccuparsi grazie ad alcuni valori che il mondo della finanza ci mette a disposizione come lo spread, e l'andamento dei principali indici economico finanziari.
Spieghiamoli brevemente: un paese se ha bisogno di soldi li chiede facendo dei debiti ovvero emettendo dei titoli di debito (titoli di stato) come i BOT e i BTP. Ora questi titoli di stato possono essere acquistati da chiunque: privati cittadini, altri stati, banche, fondi pensione, speculatori ecc.. e tutte queste persone avranno diritto a degli interessi per il fatto di aver prestato i soldi allo stato. Ora il rapporto fra queste persone e lo stato è il libero mercato (in questo caso si tratta del mercato obbligazionario) e maggiore sarà la tranquillità dei creditori, minore sarà il tasso di interesse che lo stato dovrà pagare, perchè tanto tutti sono convinti che quewsti soldi verrano restituiti e questo basso rischio percepito permette allo stato di pagare pochi interessi, tanto il suo debito verrà comprato lo stesso.
Ora, questo è il caso di paesi come la Germania e la Svizzera.
Questi stati, debitori sono percepiti come sicuri, e i loro tassi di interesse sono il termine di paragone per tutti gli altri. Chi deve pagare (come tassi di interesse) solo poco di piu rispetto a loro per piazzare sul mercato i loro debiti può ritenersi credibile agli occhi del mercato stesso, chi invece deve pagare molto, sicuramente è costretto a farlo perchè è percepito come poco affidabile. Questo - purtroppo - è il nostro caso: il nostro spread è molto alto, meno alto della Grecia, ma piu alto della Spagna ad esempio.
Ora tutto questo ha due motivazioni principali: la prima è che negli ultimi 10 anni siamo costantemente fra i paesi che crescono meno al mondo, la seconda è legata alla prima, ovvero se cresciamo cosi poco quali sono le risposte immediate da parte del governo? Proprio su quest'ultimo punto l'europa tutta ha dimostrato di dare delle risposte sbagliate e tardive: tasse e rigore, mentre i mercati si aspettavano crescita e sviluppo. Ma il motivo è presto detto: gli introiti delle tasse sono dimostrabili e certi, lo sviluppo è solo un'ipotesi, non dimostrabile e non vendibile ad un mercato che non ha piu fiducia.
Purtroppo quindi, a causa di una politica nazione debole, appesantita dal malcostume e dalla corruzione, siamo costretti a pagare sempre piu tasse per tamponare le falle della politica, i soccorsi delle banche centrali ci hanno salvato per un paio di mesi, ora siamo dinuovo con uno spread insostenibile e con un'immagine nel mondo altrettanto imbarazzante.
Chi è sopravvisuuto alla crisi ha abbassato le tasse e ha alleggerito la macchina statale, noi abbiamo fatto il contrario, perchè dovevamo tenere - come dice tremonti - i conti in ordine, oggi il tappo sta saltando e siamo stati declassati dalle agenzie di rating perchè le manovre di emergenza tagliano le gambe al ceto medio basso, e soprattutto strozzano la piccola imprenditoria su cui questo pese si fonda, non sorprende che quindi oltre al declassamento ci sia un outlook negativo da parte di Standard and Poors e Moody's per il nostro futuro.
La storia non insegna nulla a quanto si evince: sebbene i segnali che arrivano al governo dai mercati e dal mondo siano sempre gli stessi da almeno 10 anni, essi vengono costantemente ignorati per un'attenzione al proprio "particulare" che lascia la propolazione dapprima allibita e poi furibonda.
A fare da stampella a questo sistema ci sono i cosiddetti aiuti delle banche centrali, la BCE, e la FED, che immettono valanghe liquidità nel sistema, drogando letteralmente le quotazioni di titoli di stato ed azioni, sorreggendo chi di fatto è già fallito come la Grecia e chi è sull'orlo del precipizio come l'Italia e la Spagna. Ma il doping finanziario è ben poca cosa al confronto della forza propulsiva che potrebbero sprigionare quel mare di piccole e medie imprese che oggi sono costrette a fuggire in Svizzera, ma d'altronde, gli stati che dovrebbero fallire sono sorretti, e le imprese che dovrebbero essere sorrette sono lasciate fallire, e anzi affossate ancora di piu da questa manovra finanziaria, sembra proprio che la bilancia da noi penda sempre dalla parte sbagliata, non solo quella economica, ma anche quella della giustizia.
mercoledì 7 settembre 2011
Il fantasma nero dell'Europa
Quello che vi chiediamo è di lottare tutti i giorni per costruire una società in cui non conti l'appartenenza religiosa, il colore della pelle, l'etnia di appartenenza, il genere e le preferenze sessuale. Ognuno di noi ha il diritto di essere se stesso senza dover subire discriminazioni. Nessun episodio di violenza può essere di nuovo accettato. Lavoriamo insieme per costruire una società più giusta, più libera, più tollerante e multiculturale.
Ma soprattutto restiamo umani.
giovedì 7 luglio 2011
Fiaccolata NO TAV
I sottoscritti, cittadini ed esponenti indipendenti di quell’area politico-culturale che ancora si indica come sinistra, sentono il bisogno di esprimere il loro sconcerto rispetto al livello del dibattito apertosi, sopratutto tra le forze che dovrebbero costruire l’alternativa, all’indomani della manifestazione No Tav di Chiomonte. La maggior parte dell’opinione pubblica italiana ad oggi ignora che domenica in Val di Susa si è svolta la più grande manifestazione popolare di opposizione ad un opera pubblica nella storia della nostra Repubblica. Decine di migliaia di donne e uomini, abitanti della Valle e proveniente da tutto il paese, si sono ritrovate unite, pur nella diversità di ideologia, per dire un no deciso all’esecuzione “con pilota automatico” di un’opera pubblica concepita in un momento storico-politico quanto mai lontano da quello attuale. Un’opera faraonica, figlia di un modello di sviluppo energivoro e superato, per la quale non ci sono i fondi, e che certamente infliggerebbe un’inaudita sofferenza alla popolazione della Val di Susa. La grande crisi economica del 2008 e la campagna referendaria contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua costituiscono cambiamenti “al contorno” che indicano la necessità di invertire la rotta rispetto a un consenso bipartisan (quel famigerato Washington Consensus) che non è più in grado di proporre un modello di sviluppo sostenibile ed accettabile. La vertenza della Valle di Susa contro la TAV e il grande consenso popolare che è stata capace di raggiungere in tutto il paese mostrano come la sensibilità per i beni comuni, categoria politico-giuridica feconda e di grande significato, sia stata capace di conquistare l’egemonia del Paese come dimostra l’esito referendario. Esiste oggi un discrimine fra chi sostiene che un diverso mondo, basato sul pieno riconoscimento dei beni comuni, è possibile e chi, per incapacità culturale di interpretare il cambiamento della società, si trincera dietro un decisionismo autoritario che, lungi dall’essere realista, appare, nell’attuale situazione economica ed ecologica, sempre più velleitario. Chi si candida a guidare l’Italia del dopo Berlusconi cercando i voti del popolo della sinistra deve farsi una ragione di questo cambio di sensibilità del popolo sovrano e saperlo interpretare politicamente. Al di là ed oltre importanza di accertare ogni responsabilità per gli atti violenti in tutte le sedi istituzionali a ciò deputate, Interpretare i fatti della Val di Susa nella mera logica dell’ordine pubblico, per isolare le forze politiche più sensibili alla necessità di affrontare radicalmente la crisi e l’alternativa con un grande piano di ecologia del territorio, costituisce un errore politico gravissimo che fa soltanto il gioco della destra e rischia di contribuire a ridurre gli spazi di libertà e di protesta di cui deve nutrirsi ogni democrazia sopratutto nell’incertezza della crisi. Questo nostro appello invita le forze politiche che vorranno accoglierlo ad organizzare per Venerdì 8 luglio alle ore 21 una grande fiaccolata per rappresentare il movimento del bene comune da Piazza Arbarello a Piazza Vittorio. Giorgio Airaudo (Segr. Naz. Fiom) , Ugo Mattei (Giurista Ord Univ To), Livio Pepino (Magistrato), Marco Revelli (Storico Ord Piermonte Orientale), Alfio Mastropaolo (Politologo Ord. Unv To), Elisabetta Grande (Giurista Ord. Piemonte Orientale), Guido Viale (Economista), Guido Ortona (Economista Ord Unv Piemonte Orientale), Michele Curto (Capogruppo Sel Città Torino) Paolo Hutter (giornalista) Federico Bellono (Segr.Fiom Torino), Massimo Zuchetti (Fisico Nucleare, Ord. Politecnico), Tony Manigrasso (Segr.Naz.le Partito Umanista), Angelo Tartaglia (Ingegnere, Ord. Politecnico), Monica Frassoni (Pres.Verdi Europei), Luca Mercalli (Pres. società metereologica italiana), Luciano Pregnolato (Lavoro e Libertà) |