"Ci vuole cultura e struttura. Ci vuole un’organizzazione, radicata e flessibile, giovane e coraggiosa: un soggetto politico che si metta in rete con tutte le esperienze innovative, e che tessa il filo delle idee e delle passioni autentiche. " (dal Manifesto fondativo di Sinistra Ecologia Libertà)


mercoledì 18 aprile 2012

LA DRAMMATICA URGENZA DEL REDDITO GARANTITO

Il 3 ottobre del 2005 Eurostat lanciava l’allarme sul rischio povertà per le popolazioni europee. Tra queste, uno dei paesi più a rischio risultava essere l’Italia con un dato spaventoso, il 42,5% della popolazione era a rischio povertà negli anni a venire.

Nel 2005 i dati erano già così allarmanti che Eurostat indicava in “interventi e misure di sostegno al reddito” gli strumenti necessari per arginare questo pericoloso abisso sociale.

Ad oggi i dati sulla povertà continuano a non confortarci e quegli anni che allora dovevano venire, oggi si presentano con tutta la loro drammaticità e mostrano come, nel prossimo futuro, quali rischi ci appresteremo a vivere se non riusciamo sin da subito ad intervenire con misure quali appunto un reddito garantito.

Ma quale giovane precario?

Prendiamo un “non più giovane precario” (culturalmente si tende ancora ad immaginare i precari solo in quanto giovani) di circa 45 anni e che dunque negli anni trascorsi (fine 80 e anni 90) è stato quel soggetto inserito nella grande trasformazione del mercato del lavoro in qualità di lavoratore flessibile e precario. Questa persona che potremmo definire “precario di prima generazione” ha accumulato lavori diversi, salari diversi, contratti diversi. Oggi questo soggetto che ha 45 anni non si trova più nella facilità di passare da un lavoro ad un altro, viene “emarginato” anche rispetto alle disponibilità di lavori più dequalificati e dequalificanti, anche la sua “capacità” di muoversi dentro un mercato del lavoro flessibile viene meno. Il suo curriculum è fatto di diverse azioni, di diverse competenze, di diversi settori, un curriculum schizofrenico che racconta di una vita appunto legata più alle occasionalità dei lavori che ad un’unica posizione specifica. Certo, i più fortunati hanno un curriculum che si muove forse dentro “aree lavorative” o settori di riferimento (le ICT per esempio) ma magari con mansioni diverse e tempi esperenziali diversi e che non sempre somigliano alle attuali (prendete ad esempio le competenze necessarie per sviluppare i moderni software tele comunicativi).

Quel 45enne, con la nuova riforma andrà in pensione a 66 anni (presumiamo, non senza dedicare un ghigno un po’ ironico, poichè tra qualche anno un'altra riforma ci potrebbe dire che andrà in pensione a 70\72 anni). Ma quali saranno i calcoli da fare, quali le opportunità che potrà afferrare in un mercato del lavoro così selvaggio, senza garanzia e senza possibilità di volta in volta ad essere “assumibile” dentro la “fluidità e le fluttuazioni” delle opportunità di lavoro nel prossimo presente? Altro che pensione, il problema è come affrontare la quotidianità di un eterno oggi.

Avremmo dunque un soggetto che senza una garanzia, senza più le energie del suo essere stato a venti o trenta anni “precario di prima generazione”, con un’infinita disponibilità in meno di poter essere occupato. Con una infinita disponibilità in meno, proprio in riguardo alla sua dignità personale, cadrà con molta probabilità in quella schiera già ampia dei nuovi poveri.

Fine del welfare familistico

Parliamoci chiaro, il ritardo accumulato dal nostro paese nell’avviare strumenti di reddito minimo garantito universali, e la delega sostanziale di occuparsi da parte della famiglia di una redistribuzione del risparmio dimostra come i prossimi tempi saranno più che drammatici per milioni di persone. Inoltre, le misure di ‘contrasto alla crisi’ in atto, in particolare con queste ultime finanziarie, colpiscono proprio l‘ultimo anello, già debole, del risparmio familiare, di quella catena che ha retto faticosamente il peso dello smembramento del lavoro e dei diritti negli anni ormai trascorsi, aiutandoci a comprendere subito in quale drammatico scenario siamo entrati da tempo e dentro quale scenario con effetti ancora più devastanti ci apprestiamo a scivolare.

L’aumento dell’Iva avrà effetto immediato sui beni di consumo di prima necessità, l’ICI sulla prima casa, le tasse locali e le altre forme di tassazione per le spese eroderanno ancora di più quel livello di redistribuzione familiare che colpirà in primis figli e nipoti precari che non potranno più contare su quel minimo indispensabile quando i tempi si fanno neri. Se a questo sommiamo il fatto che molti “precari di

prima generazione”, raggiunta l’età degli ormai 40 anni, hanno deciso che “andando così il mondo in qualche modo bisogna pur vivere” avranno deciso di fare un figlio, si sono voluti assumere il rischio di un mutuo per una casa (visto il costo degli affitti), magari sostenuti in prima battuta proprio dai genitori pensionati (gli unici in grado di garantire ad una banca la richiesta di un mutuo) si capisce in quale baratro si sta scivolando.

Nel 2030, quando il nostro 45enne avrà finalmente l’età per andare in pensione, con i lavori che non ha mai potuto fare, con i contributi che non avrà mai potuto versare, come farà a sostenere il proprio figlio (che oggi potrebbe essere già il 15enne della neet generation) come al contrario fecero i suoi genitori? Ed ancora, le mutazioni delle composizioni della famiglia italiana avvenute in questi anni, rendono già oggi difficile il mantenimento della catena solidaristica familistica. Inoltre non vanno dimenticate le forme di solidarietà sociale, figlie della vecchia classe operaia, che oggi vengono meno proprio a fronte di una scomposizione e di una frammentazione che non garantisce altro esito che solitudini inquietanti disegnando una nuova “folla solitaria” in cerca di opportunità di sopravvivenza oltre le definizioni sociologiche di giovani e meno giovani, o di garantiti e non garantiti. Con il rischio, già evidente nella vulgata dell “immigrato che ruba il lavoro” che dentro questa folla solitaria si inneschi la legge della giungla per accaparrarsi quelle poche occasioni di sopravvivenza che si presentano.

Una folla solitaria fatta di milioni di pensionati o anziani di oggi, i cassaintegrati che tra poco non avranno alcuna forma di sostegno, i precari di prima generazione (quelli tra i 35\50 anni), i precari di seconda generazione (quelli tra i 20\35 anni), la generazione neet (tra i 14\25 anni), le donne con figli, le famiglie con almeno due figli ed uno stipendio, i disabili, gli invalidi da lavoro, i detenuti o ex detenuti, gli immigrati, le figure operaie ormai in dismissione, gli informatici non più spendibili sul mercato perché con competenze ormai arretrate. Se a questa “folla solitaria” dovessimo sommare appunto la generazione neet che nel 2006 contava 860mila giovani e nel 2011 arriva ad oltre 2milioni e mezzo di individui lo scenario, che oggi ci racconta del domani è drammatico. Forse non arriviamo alle cifre indicate dall’Eurostat ma il numero crescente dei nuovi poveri, della massa di persone che vivranno o vivono sotto la soglia della povertà o nella povertà assoluta è allarmante e certo rischia di rendere plausibile la nota proposta dall’ente di statistica europeo del 42% della popolazione a rischio.

Una schiera che si allarga a dismisura, diventando sempre più ampia ed incorporando i nuovi giovani precari, quelli che possiamo definire i “precari di seconda generazione”, costruendo una nuova sedimentazione di precarietà esistenziale e poi di povertà strutturale e che si “ricompongono” non dentro lo sviluppo e la partecipazione ad una società, ma dentro una sorta di “enclave” delle nuove povertà.

La questione è estremamente seria, necessita di un intervento immediato, e ogni giorno che passa non fa altro che aumentare il disastro sociale che stiamo vivendo.

Fare presto

Ma bisogna iniziare subito, a partire dall’introduzione di una misura di reddito garantito, che sia individuale e che garantisca almeno una soglia economica sotto la quale nessuno deve più cadere. Un reddito minimo, fosse anche in prima battuta dentro una versione di ultima istanza, sganciata dal lavoro, cioè non condizionato. Un reddito garantito dunque come misura per la dignità della persona, come sostegno alla sua inclusione nella società e come forma di partecipazione ed inclusione sociale oltre il “lavoro formale”.

La questione del reddito garantito dunque oggi va affrontato con urgenza, i ritardi anche rispetto a quelle misure che molti paesi europei hanno da tempo è enorme. Cosi come è evidente che accanto a questa misura deve iniziare al più presto un grande piano di politica per la casa che rimetta al centro il diritto ad abitare e la facilità di potersi spostare dentro e fuori le città. Se è la crescita che molti indicano come toccasana per la fuoriuscita dalla crisi, questa non può avvenire se non si dotano le persone, i cittadini di quei diritti basici (reddito, casa, trasporti etc.) che gli permettono di affrontare con qualità, dignità e serenità quella quotidiana drammaticità che invece li relega oggi ad essere soggetti ricattabili, non in grado di investire sul futuro perché non in grado di investire sul presente.

Sandro Gobetti

martedì 3 aprile 2012

Assemblea Nazionale delle Donne di SEL

Assemblea Nazionale delle Donne di Sel

Il 2 e 3 marzo si è svolta a Roma, alla Casa delle Donne, l'assemblea nazionale delle donne di SEL. In questi due giorni si è trattato il ruolo della donna all'interno della società, a cominciare dal problema della rappresentanza. Difatti si è molto dibattuto su quale legge potrebbe meglio risolvere il problema della scarsa partecipazione delle donne in politica, posto che le quote rosa sono di per sé un meccanismo umiliante. L'aspetto più triste e paradossale, è che con la legge Porcellum le donne nominate sono numericamente superiori rispetto ad elezioni che si svolgono col meccanismo di preferenza. Certo è che se la rappresentanza femminile è una ex velina come la Carfagna oppure il ministro Fornero che non ha niente della tanto declamata dolcezza femminile, allora forse ne facciamo volentieri a meno.
Un altro argomento di cui si è lungamente parlato è il problema della crisi e della precarietà del lavoro, che purtroppo colpisce più duramente le giovani donne. Insomma, oltre alla grave onta di aver sedotto Adamo con una mela, continuiamo a scontare la colpa di avere un utero e di poter generare nuove vite...peraltro bisognerebbe ricordare agli uomini che loro sono al mondo proprio perché qualcuno ha concesso il periodo di maternità alla loro madre, o eventualmente uno stipendio paterno che permettesse il mantenimento della famiglia. In Italia bisogna dire l'ovvio.
L'ovvietà è stata la parola d'ordine di questi due giorni romani, del ruolo della donna si discute negli stessi termini dagli anni settanta, da quando le femministe hanno vinto qualche battaglia. E poi il nulla, il vuoto cosmico, riflessioni sempre uguali, problemi identici. Questo paese sembra fermo, socialmente e culturalmente, da oltre 40 anni. Quante volte abbiamo sentito parlare di femminismo? Tanto che ormai è stato completamente svuotato di ogni significato. In una nazione che non progredisce, anche i diritti civili sono in stallo. E quindi ci tocca ripetere sempre le stesse cose, come un mantra un po' triste che cade nel vuoto. Ancora le nostre richieste non sono state ascoltate, ancora le nostre proposte non sono state accolte. È vero, noi donne siamo noiose, diciamo sempre le stesse cose, siamo rompine non solo come mamme ma anche come cittadine. Quindi, cari uomini, accontentateci! Dateci ragione come fate tra le mura domestiche per evitare le discussioni! Regalateci con magnanimità almeno un po' di parità! Dateci il contentino! Così finalmente non saremo più costrette a ripetere sempre le stesse cose.

Martina Steinwurzel

domenica 22 gennaio 2012

LA STORIA SIAMO NOI: INTERVISTA AL SENATORE LUCIANO MANZI

Luciano Manzi, ex partigiano, poi funzionario del Partito Comunista, sindaco di Collegno e infine senatore per Rifondazione Comunista e successivamente per il Partito dei Comunisti Italiani, ha dedicato la sua vita all'impegno politico. Potrebbe spiegare, soprattutto per chi appartiene alle nuove generazioni, com'era strutturato e in che modo procedeva il funzionamento del Partito Comunista?

Cominciamo a dire che il Partito Comunista nasce sulla spinta della rivoluzione d'ottobre e nel 1917 si cominciano ad organizzare anche gli operai italiani. In quel periodo, a Torino, Gramsci era segretario della Federazione Socialista, che al suo interno conteneva tre correnti: una di sinistra, una di centro e l'ultima che era più orientata a destra. A quel tempo il sindacato Cgil era organizzato da un importante esponente della corrente che si rifaceva alla destra, per cui Gramsci decide di uscire dal Partito Socialista e con la "scissione del '21" dà vita al Partito Comunista. Nel PCI non esistevano correnti: le discussioni politiche avvenivano all'interno delle riunioni, ma alle votazioni si rimaneva uniti e compatti, altrimenti si rischiava l'espulsione. La dialettica delle idee rimaneva dunque confinata all'interno del Partito, ognuno aveva il diritto e il dovere di portare la propria opinione e battersi per questa, ma non si portava il dibattito all'esterno. Questo metodo è il centralismo democratico. Quello che il PCI aveva capito molto bene è che un Partito non nasce dai dirigenti, ma dalla base, per cui i funzionari si devono impegnare per stabilire contatti con la popolazione. Ad esempio, andavamo davanti alle fabbriche a fare volantinaggio e a parlare con gli operai, e nel corso dei giorni qualcuno di loro si univa a noi. Quando radunavi 4-5 compagni formavi una cellula, che poteva essere di lavoro o di strada, e che poteva arrivare fino a un massimo di 30 persone. Più cellule formavano a loro volta una sezione, la quale aveva un responsabile nominato che formava il direttivo di cellula composto da 2 o 3 compagni. La sezione invitava sempre i responsabili di cellula, dava loro i volantini e diceva di spargere la voce sulle iniziative del Partito. La comunicazione con i funzionari, cioè con il responsabile di zona che organizza i volontari, era molto impotante e durante le pause pranzo di tornava davanti alla fabbrica per parlare con gli oprai e per reclutarne di nuovi. Tutti i funzionari del PCI avevano fatto la gavetta, erano partiti dal bassso, nelle cellule e nelle università: in tutte la associazioni (commercianti, artigiani,sportive) c'erano comunisti, perché bisognava conquistare posizioni di potere. Dopo le cellule conquistavi le zone e, alle riunioni, dopo la terza assenza veniva inviata una lettera di rimprovero. Invece i compagni più meritevoli venivano mandati alla scuola del Partito: c'era la scuola federale (che durava 3 sere a settimana per 2 mesi), il corso regionale (che si teneva sempre nello stesso posto e si viveva lì per 2 o 3 mesi), la scuola nazionale (si tenevano i corsi a Milano o a Roma per 3 mesi) e la conoscenza diretta attraverso i viaggi all'estero (URSS, Albania, Polonia, Cuba, al fine dei quali dovevi presentare una relazione scritta).

Più nello specifico, come si è sviluppato il Partito Comunista Italiano nella città di Collegno?

Negli anni '70 il PCI a Collegno contava 2000 iscirtti, era presente con 14 sezioni, di cui una era degli ambulanti con 200 iscritti, 6-7 erano sezioni di fabbrica e la rimanenti erano sezioni territoriali. Era il gruppo consiliare che esprimeva la forza del partito, di cui il capogruppo era anche il responsabile di zona e aveva preso più voti. Nonostante il partito fosse forte, prendevamo sempre una percentuale che si aggirava intorno al 45%, non abbiamo mai governato da soli per scelta: andavamo sempre insieme ai socialisti, che rappresentavano il 15-20% e al Partito Repubblicano che prendeva il 5-6%. Così dimostravamo anche di essere democratici!

Quali differenze vede tra la classe dirigente di allora e quella di adesso? E come dovrebbero comportarsi i nuovi politici, incluso Vendola?

Purtroppo ora non esiste un Partito serio con un'unica linea politica, ma sono un insieme di persone in buona fede che vogliono comandare, ma che mettono sempre loro stesse prima del Partito. Nel PCI il primo obiettivo era la giustizia sociale, ora non è più così. Ad esempio, sia in ambito locale che nazionale, il Partito Democratico è stato fallimentare. La sua classe dirigente l'aveva immaginato come un nuovo socialismo di sinistra, ma non ha capito che la borghesia, da smepre di destra, ha bisogno di un nemico. Concetto che, invece, ha intuito molto bene Berlusconi e infatti ha usato la propaganda contro i comunisti per ingraziarsi il ceto borghese. L'apertura ai democristiani che ha tentato il PD è stata la loro rovina, perché prima erano un blocco compatto, ora si sono completamente divisi in molte correnti. Anche Sinistra Ecologia e Libertà in questo senso, è uguale al PD, perché per ora è composto da ex militanti di Rifondazione Comunista, Democratici di Sinistra, Partito dei Comunisti Italianie poi, per fortuna, ci sono anche persone nuove. In un Partito serio il centralismo democratico è determinante, però chi comanda deve dialogare con tutti, vagliare tutte le proposte, ma deve avere il coraggio di fare fuori le mele marce.

Negli ultimi anni abbiamo assistito sempre di più ad una presa di coscienza della società civile che si è organizzata in movimenti, mi vengono in mente "il popolo viola", le donne di "se non ora quando" e i comitati del referendum sull'acqua e sul bene pubblico. Cosa dovrebbe fare SEL per intercettarli e rendersi una guida credibile?

Il Partito dovrebbe orientare il malcontento, perché i partiti servono a guidare le proteste e non a seguie passivamente le situazioni. Per questo deve, prima di tutto, fare delle proposte politiche, che siano serie e credibili.

Quali consigli si sente di dare ai giovani che si approcciano ora alla politica?

Non devono pensare che la politica sia una cosa sporca, anche lo può diventare a seconda del partito in cui sei e delle persone che hai intorno. Non devono mai farsi influenzare dalle correnti, ma cercare sempre l'unità. E poi devono essere creativi, tirare fuori nuove idee e mettersi in gioco in prima persona.

giovedì 12 gennaio 2012

NICK O' MERICANO

Nick o' Mericano, è questo il soprannome con cui è conosciuto Nicola Cosentino nella sua terra natia, il casalese. Secondo l'accusa Cosentino è in contatto con il Clan dei Casalesi e, grazie al suo peso politico, avrebbe favorito l'organizzazione camorristica negli affari. Un uomo d'onore, insomma. E' inoltre accusato di riciclaggio, falso, corruzione e violazione delle norme bancarie. Un gentiluomo.
Non esiste alcuna ragione per cui non bisognerebbe procedere al suo arresto. Invece oggi il Parlamento ha sancito che "tutti gli animali sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri": il lato tragicomico è che questo motto sia stato applicato ad uno dei fondatori del partito più anti-comunista di tutti, Forza Italia.
Si è stabilito che la legge non è uguale per tutti, che non è applicata in maniera equa, che se sei potente e hai amici molto in alto te la cavi sempre.
Si è stabilito che i giudici sono una seccatura di cui liberarsi il prima possibile, in barba alle misure legali che procederebbero inesorabili per i figli degli operai.
Si è stabilito che essere accusato di favoreggiamento alla criminalità organizzata, non è un motivo sufficiente per essere arrestati. Così come non è bastato tirare fuori dalle beghe una prostituta minorenne che frequentava la casa del Presidente del Consiglio.
Si è stabilito che la galera è un luogo che deve essere popolato solo da immigrati, il cui unico peccato è di non avere il permesso di soggiorno, mentre un parlamentare deve essere servito e riverito almeno fino al terzo grado di giudizio, se non addirittura oltre.
E tutto questo è stato possibile grazie ai voti di importanti ed autorevoli intellettuali e lorsignori che solo qualche mese fa hanno degradato il Parlamento alla squallida commercializzazione di voti.
Si spera che questo sia l'ultimo danno che il peggior ex presidente del consiglio abbia fatto.

martedì 6 dicembre 2011

IL GOVERNO TECNICO

Il 12 novembre 2011 rimarrà indelebile nella memoria di tutti noi come il giorno in cui Berlusconi ha liberato il Paese dalla sua ingombrante presenza. Dopo 17 anni di pornografia sociale, di volgarità e di leggi vergogna, gli italiani hanno tirato un sospiro di sollievo e sono scesi in piazza a festeggiare. Le immagini che ci arrivavano da Roma la sera delle sue dimissioni, fotografavano con estrema precisione il comune sentimento del popolo italiano: un popolo che finalmente ritrova se stesso in una festa che sa di liberazione. Berlusconi e i suoi lacchè hanno portato il Paese a una deriva non solo economica, ma principalmente socio-culturale. Ed è proprio su quest'ultimo punto che Sinistra Ecologia e Libertà combatterà la sua battaglia più grande: sconfiggere il berlusconismo. E' necessario creare una società che veda come prioritaria la dignità dell'individuo e del suo lavoro, attuando riforme che consentano il raggiungimento dell'equità fra le diverse parti sociali: questo è il principio con cui il nostro partito si rapporterà all'attuale governo tecnico.


Il governo Monti, che nasce come risposta tecnica a una crisi europea e globale, presenta una grave assenza sull'unico tema che è globale per definizione ed in modo imprescindibile, ovvero l'ambiente. La parola d'ordine delle manovre del nuovo governo è "crescita" ed è dall'interpretazione di questa singola parola che può nascere il grande equivoco che riguada il nostro futuro. Cos'è infatti più importante: l'aumento di produzioni di beni sfruttando risorse non rinnovabili, l'aumento di emissioni inquinanti, oppure la crescita della nostra consapevolezza nell'utilizzo sostenibile del pianeta? Sembrerebbe che l'urgenza di risolvere la crisi sia un argomento in grado di surclassare qualsiasi piano di sviluppo razionale basato sul buon senso. Tale urgenza ci dovrebbe, invece, far riconsiderare l'uso delle parole "crescita" ed "equità", sostituendole con "decrescita sostenibile" e "giustizia sociale".


In quest'ottica riteniamo opportuna l'introduzione di una patrimoniale pesante sugli alti reditti e i grandi beni immobiliari, ripristinando quel senso di giustizia e solidarietà sociale da tempo assopito. L'altra faccia della medaglia di questa manovra, sarebbe un effetto positivo sulla lotta all'evasione fiscale, che permetterebbe di non far pagare la crisi ai soliti noti.


Dopo anni di finta equità si rende necessaria una presa di posizione che sia più autenticamente giusta piuttosto che ipocritamente equa. Difatti di ingiustizie se ne sono viste molte nell'ultimo periodo, la più clamorosa è rappresentata dalla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e delle politiche nella ex Bertone di Grugliasco, rientrate parzialmente grazie al doveroso intervento governativo di Passera. La sua telefonata risolutiva è sembrata quasi un miraggio in un paese ormai avvezzo alla totale assenza ed incompetenza dell'ex ministro Sacconi, la cui unica finalità era quella di operare in odio ai sindacati Cgil e Fiom.


Non possiamo ignorare il fatto che questa risposta "tecnica" è a breve scadenza e che ad essa farà seguito una nuova coalizione politica. La nostra ferma convinzione è che questa alleanza politica debba essere selezionata con un sistema elettorale diverso da quello attuale e auspichiamo, quindi, una riforma che restituisca voce al popolo attraverso la scelta diretta dei propri rappresentanti.


Tanti tecnici auguri di buon lavoro al governo Monti!


Gruppo consiliare Sinistra per Collegno

Mauro Grosso Ciponte

Tiziana Sciarrino


Circolo Sinistra Ecologia Libertà – Collegno

Via Bendini 11, sel.collegno@live.it

selcollegno.blogspot.com, 3423783595

martedì 15 novembre 2011

CONGRESSO STRAORDINARIO 12-13 NOVEMBRE

Si è concluso domenica 13 novembre il 2° Congresso Straordinario Provinciale di Torino, con le seguenti percentuali per le tre diverse mozioni:
  • 55% per il documento 3 "Tutti in campo per SEL"
  • 23% per il documento 1 "AdessoSEL"
  • 22% per il documento 2 "La crisi e la speranza"
Sono state elette la nuova Assemblea Provinciale, formata da 100 delegati, e la Commissione di Garanzia, composta da 5 membri. Riportiamo di seguito la lista dei componenti:

ASSEMBLEA PROVINCIALE:

ACCALAI Giuseppe
ACCIARINI Chiara
AJETTI Daniele
ALBERTI Mario
ANDRINI Emanuela
AZZOLINA Alessandro
BALBO Mariella
BATTISTA Anna Maria
BAUDUCCO Renato
BETTARELLO Paolo
BEVIONE Adriana
BONARDO Vanda
BRANDOLINI Marco
BRUATTO Roberta
BUFFA Laura
BUFFETTI Germana
BUZZANGA Vanessa
CANAL Giorgio
CAPORALE Gianluca
CARPINELLI Antonietta
CASCIOLA Marco
CASIERI Mario
CAVALETTO Andrea
CERUTTI Monica
CHINAGLIA Elena
COVIELLO Giuseppe
CURTO Michele
DE MARTINO Vittorio
DE RUGGERO Nicola
DELLI SANTI Luca
DESTRO Raffaele
DURAZZO Filippo
FALSETTA Rosanna
FAVA Mario
FERRENTINO Antonio
FOSSAT Gisella
FRANGELLA Silvana
GIORDANO Massimiliano
GIVONE Alessandro
GRIMALDI Marco
GRITTI Valeria
IORIO Santho
IZZO Franco
LA VAILLE Luca
LAMBERTI Francesco
LAZZI Edmondo
LIGUORI Francesco
LIUNI Matteo
LOMBARDO Giacomo
LOMBARDO Maggiorino
LONGO Luisa
MALVE' Antonino
MANDARANO Raffaele
MANFREDI Enrico
MARANO Loredana
MARENGO Giovanna
MASTROLEO Giovanni
MELFI Tiziana
MORO Stefano
NEGRO Ivana
NOVELLO Marco
ORSI Alessandro
PANZARINO Deana
PARMEGGIANI Andrea
PERNA Paolo
PERRONE Raffaella
PETRUCCI Federica
PETTENO' Alice
PREGNOLATO Luciano
PUGLIESE Matteo
RAVINALE Alice
RE Alberto
REGOLI Daniele
RIZZO Mariangela
ROBIOGLIO Enrica
ROBOTTI Luca
RONDANA Simona
ROSSI Licio
RUBETTI Maddalena
SACCANI Matteo
SAGLIA Lucia
SCAZZOCCHIO Sonia
SCHAFFER Monica
SIMONETTI Lorenzo
SPINELLI Luigi
SPORTIELLO Alessandro
STACCHINI Claudio
STACCHINI Stefania
TIBALDI Barbara
TORELLA Luca
TORRE Vittorio
TRESSO Valentina
TRIBOLO Rosalia
TUA Andrea
VALDERRAMA David
VALENTE Alessandro
VALLE Lorenzo
VALLERO Sergio
VITELLI Antonella
VOLTAN Monica

COMMISSIONE di GARANZIA:

DE CAROLIS Angelo
ESPOSITO Beatrice
GIARDO Maria
SCAZZOCCHIO Claudio
VALLAROLO Ezio

mercoledì 9 novembre 2011

SI PRECIPITA

I primi due giorni di Novembre 2011 hanno sancito in modo tombale il giudizio del mercato rispetto alla grottesca accozzaglia di improbabili leader di eurolandia.
Gli attori sono sempre gli stessi: Francia e Germania da una parte, e Grecia e Italia dall'altra: sullo sfondo dei commenti idioti del tipo "questa è una crisi che noi non abbiamo contribuito a determinare" si staglia inequivocabile anche per chi si rifiuta di vederla una specifica crisi italiana. La specificità si manifesta in modo critallino nella bocciatura plaetaria del premier italiano Silvio berlusconi. Si perchè i numeri del paese parlano chiaro: non siamo messi poi cosi male, però siamo governati malissimo, e il mercato inteso come gli investitori istituzionali piuttosto che banche estere sono poco propensi a credere agli spot elettorali, non non sono cosi creduloni come gli elettori, loro i loro soldi li levano dalla nostra piazza.
Nella crisi globale si staglia quindi la nostra di crisi, una crisi italianissima nella forma e nella sostanza, una crisi che sa di pizza e mandolino, di poltrone pesanti, corruzione e prostituzione, la solita mafietta e di lavoratori e imprenditori che vengono massacrati dagli sceriffi di equitalia, mentre il mondo della corruzione e dello spreco è arroccato e protetto dai poteri forti.
Oggi si parla di alzare l'età pensionabile mentre la politica non abbassa i propri costi.
Oggi si parla di patrimoniale mentre le colf che puliscono le case dei generali dell'aereonautica vengono pagate piu dei chirurghi: L'alloggio del capo di stato maggiore a Roma, per dire, si estende su 399 metri quadri di parquet, 143 di marmo, 275 di terrazzo, 48 di pianerottolo interno. Ha inoltre 188 metri quadri di maioliche, 78 di «superfici vetrate», 240 di rivestimento in legno... Tenerlo in ordine richiede il nostro sforzo, compagni diamoci davvero da fare per pagare gli agi di questi baroni.

E' in questo panorama che si inserisce l'intervento salvifico di un organismo: la BCE. La Banca Centrale Europea sta acquistando i nostri titoli di stato per evitare che vengano scaricati da tutti, perdendo valore: sta intervenendo per salvaguardare praticamente tutti gli asset finanziari marci che esistono in eurolandia. Ora la domanda è scontata: chi sta rendendo instabili e disfunzionali i mercati: la banca centrale che li droga continuamente favorendo quindi investimenti su prodottiche non hanno solide basi oppure gli speculatori che operano volontariamente sul mercato rischiando i propri soldi e la propria reputazione?
Ecco il paradosso, è proprio chi ci sta salvando che ci sta in effetti rovinando con l'interventismo statale, con la pianificazione dei prezzi stabilita non dal mercato libero, ma da una comunità di burocrati.
Due giorni fa si apprende la nuova decisione di Mario Draghi di tagliare i tassi di interesse, e si tira un sospiro di sollievo, una boccata d'ossigeno, peccato che questa sia l'ennesima manipolazione forzta dei mercati obbligazionari, tutte le volte che i numeri escono prepotentemente dal mercato libero ecco che vengono soffocati da un intervento centrale.
Fino a quando questa farsa di interventi che drogano il mercato con moneta creata dal nulla potrà andare avanti? e soprattutto, quanto è veramente libero oggi il libero mercato?

Cosi oggi si precipita: le dimissioni di berlusconi sono tardive, incerte, non si capisce la tempistica, né con quali riforme, correttamente i mercati ci massacrano, colpendo non solo la volonta della classe politica tutta di assecondare solo i propri interessi, una classe politica che fino a 3 mesi fa non sapeva nemmeno cosa fosse lo spread btp-bund, si precipita, e probabilmente si continuerà a farlo. Ulteriori elezioni con questo improbabile porcellum riproporrebbero la stessa classe politica di incompetenti ladri che non devono rispondere ai cittadini bensi ai capi partito.
Ebbene si precipita, e probabilmente si continuerà a farlo.

mercoledì 26 ottobre 2011

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA CONGRESSUALE SEL COLLEGNO

Care compagne e cari compagni,
è convocata l’assemblea congressuale del circolo SEL COLLEGNO per

SABATO 5 NOVEMBRE 2011
ore 09.00 – 13.30
c/o Circolo Aurora, saletta rossa - 2° piano
via Bendini, 11 – Collegno

Svolgimento dei lavori:

9.00 Apertura dell’ Assemblea Congressuale
Costituzione Presidenza dell’Assemblea congressuale
Saluti delle forze politiche, sindacali e delle associazioni del territorio
Presentazione dei documenti congressuali

11.00 – 13.00: Votazione dei documenti congressuali, con voto palese
Dibattito aperto a iscritte/i e simpatizzanti
Presentazione ordini del giorno

13.00: Termine votazione documenti e presentazione ordini del giorno
a seguire: Votazione degli ordini del giorno
Proclamazione dei risultati della votazione
Elezione delle/dei delegate/i di ciascuna mozione
Elezione dei gruppi dirigenti del circolo

13.30 circa: Termine dei lavori

Collegno, 25 ottobre 2011

La segreteria del circolo
SEL Collegno

lunedì 17 ottobre 2011

CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA

Il Circolo di Sinistra Ecologia e Libertà di Collegno vuole sottolineare con forza il netto rifiuto verso ogni forma di violenza. Crediamo che gli avvenimenti accaduti a Roma sabato pomeriggio siano da condannare vigorosamente e teniamo a ribadire che né gli organizzatori, né i manifestanti hanno niente a che spartire con i facinorosi. Così come a Genova dieci anni fa, anche l'altro ieri si è manifestato un attacco violento che le forze dell'ordine non hanno saputo, o voluto, gestire. Su Repubblica di oggi viene pubblicata un'intervista a un black bloc, il quale dichiara che era ormai un anno che si preparavano a questa guerriglia, ritrovandosi una volta al mese nelle strade greche. Se tutto questo è vero, com'è possibile che non si siano mai presi provvedimenti? E' stato davvero inaspettato l'attacco a Roma? Qualunque sia la risposta, noi cittadini indignati abbiamo l'amaro in bocca perché, proprio come a Genova, il dibattito si sta concentrando unicamente sugli scontri e non sulle tematiche portate in piazza. Istanze che vanno al di là dell'appartenenza politica o sociale, che coinvologono tutti i cittadini di questo paese già messo in ginocchio dalla crisi finanziaria e dalla pessima gestione politica. La distruzione violenta di una città non può essere la risposta a questa situazione disastrosa. L'unica risposta possibile è la politica, quella seria.
Fraterni saluti.

La segreteria di SEL Collegno

martedì 11 ottobre 2011

CI RIPROVANO

Mentre le tre principali agenzie di rating declassavano l'Italia, il premier partecipava alla festa di compleanno dell'amico Putin e si lanciava in una campagna mediatica di rincorsa dei voti perduti al grido di "Forza Gnocca". Se la situazione del nostro Paese non fosse così grave, verrebbe quasi da riderci su, come faceva Corrado Guzzanti anni fa, vi ricordate? "E sforza Italia...le gocce da prendere..." in un'impareggiabile parodia dell'inno più martellante della storia. Però erano altri tempi e le persone riuscivano ad arrivare ancora a fine mese, per cui perdonavano al premier i suoi agganci col mafioso Mangano, gli innumerevoli processi che lo coinvolgevano e perfino le leggi ad personam. Ora, invece, la fotografia della nostra società è ben diversa. Chiudono le aziende, grandi o piccole che siano, chiude Irisbus, i genitori devono compensare con soldi propri i tagli che vengono effettuati ogni anno alla scuola pubblica e il popolo delle partite Iva ha raggiunto quota un milione e mezzo nei giovani. Nel mondo capitalistico la partita Iva avrebbe dovuto rappresentare la massima ambizione raggiungibile, quella posizione di lavoratore libero e indipendente che si confà al modello del "più lavoro, più guadagno". Invece no: sono tutti designer, architetti, ingegneri e chi più ne ha più ne metta, che svolgono il ruolo di lavoratore dipendente, con tanto di cartellino da timbrare, per 1.200 euro al mese se va bene, a cui devono aggiungere l'onere di pagarsi l'INPS e le tasse sul lavoro. O così o niente. Prendere o lasciare. Difatti i giovani prendono, sanno che ora come ora avere un posto di lavoro è un privilegio, seppur gratuito, o mal pagato, o sfruttato. Questa classe politica ci ha rubato il futuro, le pensioni, il diritto ad avere un contratto di lavoro decente, ad avere la maternità retribuita e la possibilità di accendere un mutuo denza l'intervento dei genitori. I giovani si devono organizzare, devono scendere in piazza il 15 ottobre e gridare con tutta la forza che hanno i loro diritti fondamentali. Il diritto allo studio e al lavoro, così come previsto dalla nostra Costituzione. Bisogna che questo governo di nani e ballerine lasci il posto a persone più serie e più oneste. E questo deve accadere prima che firmino il DDL Intercettazioni e la prescizione breve. Ci riprovano, ci riproveranno sempre, perché l'unico interesse di Berlusconi è Berlusconi stesso. Ma, ancora una volta, scendiamo in piazza per dire NO ALLA LEGGE BAVAGLIO. Noi cittadini, noi uomini, noi donne, noi giovani, vogliamo essere informati. Fermiamo questo scempio.