Sono giorni che mi interrogo sul fatto di dire o scrivere qualche cosa a proposito della definitiva chiusura dello stabilimento Agrati di Collegno, con la conseguente messa sulla strada degli 82 lavoratori.
Penso che la politica dovrebbe fare un passo indietro, nel momento in cui ci si rende conto che non si può fare più nulla per salvare una situazione, evitando la retorica. Penso però che sia mio dovere esprimermi e dire come la penso, su tutto.
Non penso nulla di buono della famiglia Agrati, i proprietari dello stabilimento e dell’azienda, ma non è per loro che sono amareggiato, perché alla fine sono dei padroni (come si chiamavano una volta, prima che andasse di moda il “politically correct”) e da tali si sono comportati.
