È stata indetta per il 3 giugno 2012 la Manifestazione Nazionale per protestare contro la decisione presa, dal Consiglio Regionale del Piemonte e dalla Giunta presieduta dal Presidente Roberto Cota, di abrogare la Legge sulla Caccia e la relativa abolizione del referendum. La decisione è stata presa in modo deciso, nonostante da tempo volontari e associazioni stessero lavorando per informare la popolazione del Piemonte sulla necessità di andare a votare per il referendum.
La motivazione avanzata dal Consiglio Regionale è da identificarsi con la crisi economica attuale, liquidando il referendum come uno spreco di soldi e non come un’espressione insindacabile dell’opinione pubblica. L’argomento piuttosto caldo ha visto le due fazioni interloquire in modo fitto per mesi, senza mai raggiungere una linea di condotta e un dialogo comune. Nonostante le proposte avanzate dal Comitato Referendario, di accorpare il voto con le elezioni amministrative, il Presidente di Regione ha preferito annullare il tutto ignorando il Comitato.
Grazie all’inserimento di un articolo all’interno della legge finanziaria regionale, che ha condizionato l’abrogazione della normativa oggetto del referendum e l’introduzione di una nuova disciplina che rimanda alla legge nazionale (157/92) che ne colma momentaneamente il vuoto legislativo, il referendum abrogativo è diventato di fatto superfluo. Questo tipo di scelta non è anticostituzionale, ma è prevista dalla legge stessa 352/70: modificando la normativa oggetto in linea con il quesito proposto, rende di fatto nulla la necessità referendaria. In questo caso è stata chiamata a decidere la Commissione di Garanzia del Piemonte, la quale si è espressa a favore dell’annullamento del Referendum confermando la richiesta della Giunta.
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